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La salute: una conquista da difendere (.PDF) è un interessantissimo report di recente pubblicato dall’ISTAT che presenta dati sullo stato di invecchiamento e di salute della popolazione italiana, che impongono riflessioni sul futuro della nostra società. Dati che non riguardano solo il campo della medicina o quello del welfare ma che meritano attenzione anche in quello della professione notarile e della sua efficienza nella protezione delle fragilità.
La declinazione di alcuni di questi dati è stata fatta, seppur con riferimento a numeri leggermente diversi perché riferiti all’anno precedente, dal Libro bianco sulla cronicità e la non autosufficienza (.PDF), promosso dall’Associazione di Promozione sociale Peripato e dalla Fondazione Anthem AdvaNced Technology for Human centEred Medicine, presentato nel 2026.
Attingiamo a piene mani da questo libro bianco.
L’Italia vanta una delle migliori posizioni al mondo nella classifica dell’aspettativa di vita. 83,4 anni (81,6 per gli uomini e 86,3 anni per le donne.) nel 1872 l’aspettativa era di 29,8 anni.
A fronte di questo dato vi sono però elementi che inducono preoccupazione.
“Il 24,7% della popolazione italiana, pari a più di 14 milioni di persone, ha più di 65 anni, con una previsione di crescita a circa il 30% entro il 2030 (ISTAT 2025).
Le malattie croniche interessano il 40% della popolazione italiana (circa 24 milioni di persone), mentre poco meno di 12 milioni convivono con almeno due patologie croniche (ISTAT, 2025)
Dei 14 milioni oggi over 65 in Italia, quasi 4 milioni presentano limitazioni nelle attività di base della vita quotidiana e circa 1,5 milioni di over 85 convivono con gravi limitazioni.
La disabilità riguarda quasi 13 milioni di persone con limitazioni moderate o temporanee, delle quali 3,1 milioni sono in condizioni di grave disabilità; circa il 60% delle persone disabili sono donne.”
Non priva di rilievo la considerazione che l’aumento dell’aspettativa di vita impatta in maniera più rilevante sugli anni in cui la fragilità si manifesta in modo più marcato.
La prospettiva futura non è difficile da immaginare. Il bisogno di assistenza, oltre che medica e di accompagnamento (sulla quale si sofferma l’interessantissimo libro bianco) è irreversibilmente destinato a crescere. E con esso è proporzionalmente destinato a crescere il bisogno di assistenza giuridica.
La risposta a questo bisogno è oggi fondamentalmente affidata all’istituto dell’amministrazione di sostegno[1]. A poco più di vent’anni dall’introduzione di questo istituto, le amministrazioni di sostegno hanno superato il numero di 400.000. E questo numero, se da un lato è sorprendentemente basso a fronte dei 3,1 milioni di soggetti con grave disabilità, dall’altro è destinato a salire notevolmente se la cura delle fragilità resterà, sostanzialmente in modo esclusivo, affidata a questo istituto. Ciò significherà un aumento del carico di lavoro sull’apparato della giustizia che non significa solo aumento dei procedimenti di nomina, i quali richiedono un’istruttoria impegnativa che coinvolge consulenze mediche e audizione dei parenti, ma anche un aumento delle richieste di autorizzazione per il compimento di atti di straordinaria amministrazione.
Si è già avuto modo di rilevare[2] come le procedure imposte dall’apertura dell’amministrazione di sostegno comportano che l’amministrazione straordinaria del patrimonio dell’incapace non possa essere svolta con la rapidità che la nostra epoca richiede. “Le fluttuazioni di borsa, l’andamento dei tassi di interesse, le occasioni offerte dal mercato immobiliare richiedono tempi di decisione inconciliabili con le lunghezze del procedimento autorizzativo.
Inoltre, colui che detiene il potere autorizzativo spesso non dispone delle complesse competenze tecniche necessarie per valutare al meglio le richieste autorizzative formulate dal soggetto privato, in particolare, ma non solo, per quanto riguarda le operazioni finanziarie. Da ciò deriva che i patrimoni degli incapaci, e non può essere diversamente, siano amministrati secondo criteri di estrema prudenza e, di conseguenza, con una remunerazione molto bassa, nella gran parte dei casi insufficiente a garantire il sostentamento dell’incapace che quindi consuma progressivamente il proprio patrimonio.”
Il problema non è naturalmente sfuggito al Notariato[3] che ha da tempo evidenziato la necessità il nostro ordinamento si doti di uno strumento privatistico per la protezione degli adulti incapaci così come hanno fatto altri ordinamenti.
Ricordiamo al proposito il Convegno di Federnotizie del 14 maggio 2021 “Decido fino a che posso decidere. Il mandato in vista della futura incapacità”, la proposta di legge presentata al Congresso Federnotai di Bologna 2022 “Il notariato dell’innovazione”, il convegno organizzato nell’aprile del 2025 dal Consiglio Notarile di Milano “Il mandato di protezione per futura incapacità: diritto vigente e possibili riforme”, lo studio del Consiglio Nazionale del Notariato n. 114-2023/C “Il mandato di protezione tra diritto vigente e prospettive di riforma”.
E come non è sfuggito al notariato, il tema neppure è sfuggito alla stampa generalista. Prezioso al riguardo “I nostri anziani fragili e soli: facciamo subito qualcosa”, editoriale di Ferruccio De Bortoli, sul Corriere della Sera del 22 luglio 2023.
In estrema sintesi abbiamo un’emergenza e, per una volta, consci che i problemi di sanità e pensioni sono ben più rilevanti, abbiamo anche una soluzione a portata di mano.
Tocca al nostro organo rappresentativo, a questo punto, offrire alla politica il contributo dei notai alla tutela delle fragilità.
Insistendo con forza sulla proposta di legge già abbozzata (probabilmente cercando una sponda non solo nel Ministero della Giustizia ma anche nel Ministero della Famiglia che dovrebbe dimostrare particolare sensibilità al tema) e spiegando, ancora una volta con la forza dei numeri, come il mandato in vista di futura incapacità sia uno strumento capace di deflazionare il carico di lavoro dei giudici, che presenta costi contenutissimi e che ha caratteristiche di elasticità e rapidità che consentono di tutelare il patrimonio dei soggetti non in grado di amministrarlo in modo più efficiente.